domenica 9 marzo 2014

"O Signur, o Signur, le nasùda, carra...carra"


Mia cara Daniela, qualche anno fa, 60 per la precisione, sei nata tu. Erano circa le ore 11 quando la tanto amata signorina Franca Bianchi, allora impiegata del nostro comune di Colturano, si infilò nella nostra cucina gridando a gran voce e con le braccia alzate: “O Signur, o Signur, le nasùda, le nasùd la Daniela, carra…carra…”. Papà stava mettendo legna nella stufa, io con la scodella di zuppa con pane giallo e dado Star (che buona) sobbalzai e feci cadere la scodella…Dopo ho capito il perché la mamma mi fece prendere una strana borsa dall’armadio, il giorno prima! Papà in bici, io a piedi verso Melegnano. La strada “del concime” mi sembrava non finisse mai. Passai il cimitero e “il Faini”, giunta alla drogheria sul ponte del fiume Lambro entrai; in tasca avevo 30 Lire. Ho comprato le Golia per la mamma. In ospedale, suor Severina non voleva farmi entrare perché le mamme stavano pranzando. Quali mamme? mi sembravano tutte vecchie, mamma ne aveva 36 ma ti posso assicurare che ne dimostrava almeno il doppio. Niente fiori, niente nastri, niente dolci sul suo comodino, solo tu con un golfino rosa un po’ sgualcito, in braccio a lei. Pesavi kg 3,600. Bella come il sole. La meraviglia, ed il bene, che ancora oggi ti voglio. 
Alba

Cosa dire? Un bellissimo regalo di compleanno anche perchè nessuno mi aveva mai raccontato questo retroscena (o, vista l'età, me lo sono dimenticato! ahah). Quando sono nata io i miei tre fratelli maggiori avevano già 14, 15 e 17 anni. Li ho sempre considerati un po' come dei "genitori aggiuntivi" più che dei fratelli. Io e Paolo, nato 2 anni dopo di me, siamo sempre stati super coccolati, ancora adesso le mie sorelle mi viziano. Ripeterò per l'ennesima volta che la mamma faceva la bidella e la mia famiglia abitava “alle scuole” dove c’era anche l’ufficio comunale. Io sono cresciuta tra banchi di scuola, insegnanti, impiegati comunali, stufe a carbone da riempire, calamai da rimboccare di inchiostro, aule da scopare, il mitico telefono nero a rotella, la calcolatrice a manovella del signor Armido. Nel mio ricordo, una sensazione di…pochi soldi ma tanta libertà, di quella pura e semplice dei “tempi andati”.
Grazie sorellona!