sabato 11 febbraio 2012

Freddo e vecchi ricordi

Le continue immagini che la  tivù ci rimanda in queste ore non fanno che riportarmi continuamente indietro nel tempo quando per me e per mio frarello Paolo nevicata voleva dire avventura. Lì nella foto siamo sul cumulo di neve che il mio papà faceva per noi (quello che si vede è già quasi sciolto, intorno infatti non si vede più neve). Per scendere usavamo un vecchio "frate", quell'aggeggio di legno che si metteva nel letto con un contenitore per le braci e che serviva per scaldare per bene le lenzuola. Nella foto siamo con nostra cugina, milanese tutta d'un pezzo, che qualche volta veniva a trovarci. Notare i suoi bellissimi stivaletti e le nostre babbucce di stoffa! e la mia gonna. I pantaloni per le bambine non si usavano. Nelle calze mi ritrovo ancora adesso, sono anni e anni che uso i gambaletti di cotone. Dietro di noi si intravedono le vecchie scuole elementari. A sinistra adesso c'è l'ingresso della posta e le finestre sono in corrispondenza degli attuali uffici comunali. La neve, dicevo, e l'avventura. Per noi era avventura girovagare per le campagne nel silenzio più totale alla ricerca delle orme di qualche animale (che poi erano solo dei topolini ma noi ci costruivamo storie pazzesche). Era avventura aiutare a spalare il cortile antistante le scuole e gli uffici comunali. Era avventura aspettare il camion che scaricava la legna e il carbone che serviva per far funzionare le stufe. Era avventura fare a piedi il tratto per arrivare in paese a prendere il latte in cascina. Nevicava,  e nevicava spesso e copiosamente, e faceva freddo ma ci sembrava giusto così. Adesso sembra sempre tutto fuori norma. Bastano pochi centimetri di neve e si paralizza una capitale. Viva la neve, viva i ricordi...ma aspetto con ansia un po' di tepore: divento vecchia e i piedi freddi mi mettono malumore.

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