martedì 11 gennaio 2011

Scusa

7 gennaio 2011. C’è una donna con un pancione all’ottavo mese di gravidanza. E’ affaticata, dolorante; esce da una visita all’ospedale Predabissi di Vizzolo; il bambino potrebbe nascere a giorni. L’accompagna il marito. Fa freddo, la coppia abita in un pase vicino ma …senza macchina è un bel pezzo di strada. L’uomo chiede ad un tassista che trova nei pressi dell'ospedale di poter essere accompagnato a casa ma questi nega il trasporto. Sarà per via della barba dell'uomo o del lungo abito nero della donna...Non rimane che mettersi in cammino a piedi. La donna per due volte non può trattenere la pipì arrivando a casa fradicia ma…finalmente è a casa.

Quando ho sentito il racconto dalla voce dei futuri genitori di M. mi sono sentita avvampare. Le mie parole mi sono sembrate inutili e vuote (“potevi chiamarmi”) e la sua giustificazione ha avuto l'effetto di uno schiaffo (“non volevamo disturbare”). Se poi tutto questo te lo raccontano davanti al piatto di couscous che ti hanno appena portato, non sai più cosa dire. Scusa M. se ancora prima di nascere ti complichiamo la vita. Ti aspettiamo. Non sappiamo quale futuro ti aspetta in questa nostra Italia ma sappiamo di avere anche noi una grande fetta di responsabilità.

1 commento:

  1. Caro M.,
    cari bambini, giovani, ragazzi ,vecchi, emarginati, dimenticati, violati, negati; cari tutti voi. Perdonateci se potete.
    Non siate troppo severi con le nostre debolezze e le nostre colpe figlie di un mondo che rotola su una china senza fine. Solo voi, non noi, potete fermare la sua corsa .Voi con le vostre urla inascoltate di dolore. Non nascondetevi, mettete da parte il vostro pudore di esseri “fragili”, mostratevi a noi senza vergogna, alzate lo sguardo, dignitosi volgetelo sul nostro, mostrateci le vostre ferite, urlateci il vostro dolore. Siate forti perché da noi avrete solo sorrisi di scherno e indifferenza. Siate tenaci perché prima o poi, lo so, lo spero, uno squarcio di luce, piccolo, incerto apparirà oltre il muro della nostra indifferenza.
    E noi ?
    Siamo tutti “morti dentro” che camminano su quel mondo che rotola su quella china, ciechi e sordi a quegli sguardi sofferenti a quelle urla di dolore , incapaci di cogliere la bellezza del Creato e del suo Signore. Il nostro sorprenderci, indignarci, schifarci rispetto a tali violenze, chiusi nei nostri castelli di carta , sono solo alibi per le nostre colpe. Colpe imperdonabili che, illusi, cancelliamo nei nostri silenzi incapaci di agire, di cambiare noi stessi e il corso degli eventi; di provarci almeno. Le nostre stesse preghiere e le nostre lacrime sempre più rare sono anch’esse alibi per le nostre colpe e omissioni. Sono stanco di questi silenzi, troppo stanco!

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