giovedì 11 novembre 2010

Bravo Guerriero (con la G maiuscola)

Da "Il Cittadino" di oggi:
Colturano - La vicenda umana di Guerriero Alongi, cardiotrapiantato residente a Colturano, diventa testimonianza scritta e narrata con il libro “Finalmente un paio di scarpe”, che verrà presentato in anteprima martedì 16 novembre all’Associazione generale di mutuo soccorso di Bergamo. La stessa città degli Ospedali Riuniti dove, alcuni anni fa, la vita di Alongi visse la sua pagina più importante: non solo riacquistando la salute fisica, ma cosa non meno importante, un differente punto di vista sull’esistenza. Il diario-romanzo del cittadino di Colturano avrà come palcoscenico la sede dell’associazione orobica in via Zambonate 33, alle 18.30 di martedì prossimo. Oltre all’autore protagonista ci saranno Ivo Lizzola, docente dell’Università degli studi di Bergamo, e i dirigenti medici degli Ospedali Riuniti Carlo Bonometti e Paolo Ferrazzi. Nato nel 1948 a San Fermo, nelle Marche, Guerriero Alongi si è trasferito molto presto a Milano, dove ha iniziato una carriera di dirigente aziendale con responsabilità sempre crescenti, arrivando nelle fila di importanti multinazionali. Il pensiero di qualcosa che si portava dentro da sempre accompagna gran parte della vita dell’autore: è a 33 anni, infatti, che Alongi scopre di avere una cardiomiopatia dilatativa che tuttavia per lunghi anni resta latente, non interferisce con i progetti e la quotidianità di una vita del tutto normale. È solo nel 2005 che l’autore, poco dopo essere andato in pensione, arriva a quel “limite” descritto anche dal libro. C’è un improvviso peggioramento che lo porta a scompensi cardiaci, ricoveri e frequentazioni di ospedali, terapie farmacologiche. Alla fine si fa strada la soluzione del trapianto di cuore, effettuato nella notte fra l’11 e il 12 dicembre di quattro anni fa. Alongi ha più volte raccontato, anche nel contesto di incontri organizzati a Colturano, l’identità del cardiotrapiantato. Innanzitutto la simbiosi, difficile da capire dall’esterno, fra donatore e beneficiario. In secondo luogo, l’esperienza di arrivare a quello che il protagonista definisce come limite verso una seconda nascita. Un’esperienza che è stata descritta prendendo carta e penna, vincendo le titubanze, e traducendosi nel volume in vetrina martedì prossimo a Bergamo: «Un trapianto, un trapianto di cuore in particolare, porta sulla soglia - si legge in “Finalmente un paio di scarpe” -. Anzitutto sulla soglia della resistenza e della funzionalità fisica elementare; ma anche su una nuova soglia conduce il trapianto: dove apprendere a sapere soffrire e a sapere sperare ancora, ad affidarsi in mani d’altri, e confidare nella loro cura e nella loro comprensione. La soglia del tornare a nascere».Emanuele Dolcini

1 commento:

  1. Guerriero é mio amato zio... Vivo in Brasile, e ho un orgoglio molto grande di lui... Mi ricordo come mi sono impazzita in quell periodo per stare lontana da lui...
    Sono contenta che oggi lui sta bene!!!!
    Baci
    Lu

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